Nella rupe che sovrasta Mezzocorona
si apre una grande caverna. Lì dentro era ospitato, nel Medioevo,
un castello detto “
Corona
di san Gottardo”. La sua storia si perde nella notte dei
tempi. Rimane invece, ancor oggi, quella che è forse la più
antica leggenda trentina.
Il vecchio maniero era già stato cancellato dal tempo quando,
nella grotta che ormai conteneva solo poche rovine trovò
riparo dalle intemperie un basilisco. Simile ad un enorme serpente,
con il corpo reso invulnerabile da scaglie ossee, poteva anche volare,
grazie ad un paio di robuste ali.
Atterrando sul pianoro antistante la caverna schiacciò rose
selvatiche, caprifoglio, ciclamini ed erica…
Il lezzo che emanava fece fuggire dalla caverna persino i pipistrelli…
In ogni modo egli vi si sistemò comodamente, addormentandosi
subito.
Al mattino seguente si svegliò tormentato dai morsi della
fame. Fischiando d’impazienza e rabbia si trascinò
fuori dalla sua nuova tana guardandosi attorno. Sotto di lui si
stendeva la piana rotaliana con i campi e vitigni, interrotti da
linde casette.
Scorse anche un contadino sopra un carro trainato da una coppia
di buoi… Il basilisco, spiegate le ali possenti, in un batter
d’occhio gli fu addosso. Il contadino non fece nemmeno in
tempo ad accorgersi del pericolo che già si trovava, con
carro e buoi, nella pancia del drago. Dopo un pasto sostanzioso
la bestiaccia avrebbe anche potuto ritenersi soddisfatta. Invece,
simile in questo a certa gente che più ricchezze accaparra
più diventa avida, continuò per molto tempo a sorvolare
la piana rotaliana, divorando tutto quello che le capitava a tiro,
sbavando veleno e sputando fuoco.
Quando, finalmente, il basilisco si decise a rientrare nella sua
caverna molte case e fienili stavano bruciando.
Intanto, a Mezzocorona, chi era riuscito a sfuggire al mostro, si
era rifugiato nelle cantine. Non tutti però avevano capito
quel che stava accadendo. Che flagello era mai piombato su di loro?
Si trattava di una catastrofe naturale o di una mitica bestia?
Ma qualcuno era riuscito a scorgere, fra lingue di fuoco e fumo
puzzolente, un enorme, spaventoso, basilisco… E se non volevano
finir tutti prima o poi nella pancia del drago, dovevano trovare
il modo di uccidere quella bestiaccia! Ma come?
Cessato il pericolo più immediato tutti uscirono all’aperto,
discutendo il da farsi… alte fiamme illuminavano il cielo…
al loro bagliore tutti poterono vedere i campi riarsi, i vitigni
carbonizzati… la troppe case distrutte… Il terrore s’impadronì
di quella povera gente. In quel luogo e in quelle condizioni non
si poteva più vivere. Chi piangeva, chi malediva… le
donne gridavano che occorreva fuggire subito, subito…
Ad un tratto, alta su tutte, si levò la voce del conte Ugo
Firmian:
“Calmatevi” gridò “solo i vili si arrendono
ancor prima di affrontare il pericolo!”
Gli abitanti di Mezzocorona rimasero allibiti. Il conte stava farneticando,
Era pazzia pura anche il solo sperare di aver ragione del basilisco…
Ma il conte proseguì:
“Abbiate fiducia in me. Il basilisco lo affronterò
io. O vincerò, e allora tutti noi potremo riprendere la nostra
vita laboriosa e serena, o lui mi ucciderà, ma voi sarete
sempre in tempo a fuggire. Io vi chiedo solo di rimanere ancora
nascosti nelle vostre cantine per qualche ora. Siete d’accordo?”
I contadini si guardarono l’un l’altro, dubbiosi. In
fondo anche quel cavaliere era solo un essere umano.
Come poteva sperare di aver ragione, da solo, del basilisco? Ma
tant’è. A rimanere nascosti non ci rimettevano niente.
L’opportunità di scappare si sarebbe senz’altro
ripresentata un’altra volta.
Ritornato nel suo palazzo il Conte Firmian indossò la corazza,
controllò che la fida spada fosse allentata nel suo fodero
e si fece portare uno specchio ed un secchio di latte. Presili,
ritornò all’aperto avviandosi verso il monte del basilisco.
Figuratevi lo sbalordimento dei paesani scorgendo il loro signore
andare tranquillamente verso quella che essi ritenevano una morte
certa, portando con sé oggetti tanto estemporanei. Essi non
sapevano che sovente l’astuzia ha la meglio sulla forza né
che il coraggio può vincere la malasorte!
Avanzando con prudenza, evitando le zone illuminate dagli incendi
dove sarebbe stato facilmente scoperto dal basilisco, il Conte giunse
finalmente ai piedi del monte. Cominciò ad inerpicarsi verso
la caverna del San Gottardo… La pesante corazza rendeva difficoltosi
i suoi movimenti… il secchio minacciava di rovesciarsi ad
ogni piè sospinto.
Finalmente giunse alla spianata antistante la caverna del San Gottardo.
Dentro, il drago dormiva saporitamente. Lo si capiva dal sonoro
russare che faceva stormire le fronde degli alberi circostanti.
La notte stava invecchiando… Piano, piano, tentando di non
far rumore il Conte Ugo di
Castel
Firmian si avvicinò all’entrata della grotta deponendovi
il secchio del latte e, a poca distanza, lo specchio. Poi andò
a nascondersi fra i cespugli.
Le ore, gravide di incertezza e paura, continuarono a trascorrere
fino a che la luce di una serena alba rosata cominciò a rischiarare
il cielo. Ad un tratto il basilisco, grugnendo e sibilando si svegliò.
Aveva fame. In fondo cos’erano per lui alcuni uomini e qualche
paio di buoi?… per non parlare dei carri.
Ploc… ploc…ploc… all’improvviso il Conte
scorse il riluttante muso della bestiaccia affacciarsi dalla tana.
La pelle, a grosse scaglie, era giallo-verde, l’enorme bocca
bavosa e i due occhietti feroci e mobilissimi. Si sentì morire
dalla paura. Dalle nari del drago usciva una nube di vapore e fumo…
Aveva fame… sì decisamente aveva fame. Guardandosi
attorno in cerca di cibo il basilisco scorse, ad un tratto, il secchio
ricolmo di latte. Soffiando rumorosamente estrasse dalla caverna
l’enorme corpaccio e avvicinatosi, cominciò a leccare
golosamente il latte. Era veramente buono. Come lo ebbe terminato
rialzò tutto contento l’orribile testa…
E chi mai scorse? Proprio davanti a lui, identico a lui, stava un
altro drago che, come lui, aveva appena finito di bersi un secchio
di latte! Ma che felice combinazione! Il basilisco emise un fischio
di richiamo. Fra parenti si fa presto ad intendersi!
Il nuovo arrivato però non emise nessun suono. Forse, poverino,
era muto. Il nostro drago scosse amichevolmente la testa. E l’altro
pure. Divertito il basilisco accennò a un passo di fianco,
poi si spostò dall’altra parte… fece una giravolta.
E l’altro pure.
Simpaticissimo! Quel suo fratello ritrovato così, in modo
inspiegabile, in un’alba radiosa, era proprio intelligente.
Sapeva imitare alla perfezione ogni sua mossa! Assieme si sarebbero
fatti delle gustose scorpacciate in quella valle!
E giocato allegramente, come stavano facendo adesso!… un saltello
di qua… uno di là… bravo! Adesso alzati sulla
coda e mostra il bel pancino…
Il conte Ugo Firmian non attese altro. Balzato dal cespuglio dove,
da ore, se ne stava nascosto, affondò la spada nel ventre,
solo punto vulnerabile, del mostro. Colta di sorpresa, la terribile
bestiaccia, con un ultimo, rabbioso grugnito, si afflosciò
a terra. Morto. L’astuzia ed il coraggio di quel cavaliere
solitario avevano avuto ragione della forza bruta del basilisco.
Erano bastati un secchio di latte ed uno specchio per vincerlo.
Esultante il Conte si portò sull’orlo del piccolo pianoro
urlando con tutta la forza dei suoi polmoni:
“Venite! E’ morto! Siamo salvi!”.
I contadini di Mezzocorona se ne stavano nascosti molto lontano
ma, finalmente, qualcuno lo udì. Passò parola. Increduli
ma pronti a scatenarsi in una corale manifestazione d’entusiasmo
tutti corsero verso il monte che aveva ospitato il castello detto
“Corona di san Gottardo”….giubilanti cominciarono
ad inerpicarsi lungo la rapida costa… sopra di loro, il Conte
Ugo Firmian, fatta leva sulla spada che aveva trapassato il corpaccio
del basilisco, lo sollevò, alto, sopra la propria testa,
per mostrarlo ai suoi sudditi… Una goccia di potente veleno
cadde, attraverso una fessura della corazza, scivolò dentro,
lungo il baraccio del Cavaliere che si trasformò, di colpo,
in una torcia umana. I primi abitanti di Mezzocorona che giunsero
su quella spianata trovarono solo un basilisco morto ed un’armatura
contenente un mucchietto di cenere.