I dinosauri di Mezzocorona

Era la primavera del 2004 e nel corso di un sopralluogo della caverna che ospita le rovine del Castello di San Gottardo, sopra l'abitato di Mezzocorona, sulla superficie di alcune lastre di roccia vennero notate numerose strutture dalle insolite forme. Allo sguardo esperto dei paleontologi l'identità di quelle forme non tardò a rivelarsi: qualcuno, molto, molto tempo fa, aveva visitato quei luoghi, e quelle, custodite per millenni dalla roccia, erano le loro tracce.

Un passato lontano
I geologi ci raccontano che le superfici sulle quali sono rimaste impresse le tracce degli antichi abitanti di queste terre si sono formate circa 220 milioni di anni fa, in un periodo chiamato Triassico superiore. A quei tempi il Trentino era davvero molto diverso rispetto ad oggi. Un tranquillo mare tropicale si estendeva lungo l'attuale Valle dell'Adige e verso il Lago di Garda; nell'alta Valle di Non una bassa isola emergeva dall'acqua e Mezzocorona era adagiata su di una vasta spiaggia baciata dal sole! La composizione delle rocce ed i resti fossili degli organismi vissuti in quel tempo ci raccontano di un clima caldo dove grandi felci, equiseti e particolari conifere crescevano a formare vaste foreste.

Tracce di vita remota
Le tracce scoperte presso il castello vengono definite dai paleontologi (gli studiosi della vita del passato) “orme”. Queste sono degli indizi (come quelli che cerca un detective) del passaggio di un organismo vivente. Quando ad esempio camminiamo su di un terreno soffice, fangoso, sprofondiamo. La nostra orma rimane impressa nel terreno, deformando il materiale attorno e sotto al nostro piede. Una volta concluso il passo, sul terreno rimarrà una cavità di forma corrispondente al nostro piede. Se l'orma verrà riempita di fango, questo assumerà la forma della cavità; è ciò che accade, ad esempio, quando usiamo uno stampino per fare un budino. Nel caso delle orme fossili questo è detto calco naturale ed è esattamente ciò che, presso il castello, possiamo vedere. L'orma è stata impressa e successivamente riempita da fango; il sedimento, con il tempo è divenuto roccia; pioggia e gelo hanno poi pian piano liberato dal loro involucro protettivo le tracce che, 220 milioni di anni dopo, hanno così rivisto la luce del sole.

Dinosauri e draghi, storia di una convivenza difficile
Sopra al portone d’entrata del castello di San Gottardo, è ancora riconoscibile, salvato dal tempo, uno stemma che ritrae un drago. Il dipinto doveva avvisare il visitatore che, in quella sede, dimoravano i signori de Mez; quello infatti era il simbolo dell’antica nobile casata, cui subentrarono i conti Firmian. Il drago di San Gottardo è al centro anche di una delle più antiche leggende del Trentino. Nella narrazione fu il Conte Ugo Firmian a salvare le genti di Mezzocorona dal drago infuriato che si aggirava per i cieli della piana Rotaliana sputando fuoco e divorando donzelle e contadini. L'enorme bestia aveva due grandi ali, folta criniera e corpo ricoperto di scaglie, e si era rintanato proprio presso il Castello di San Gottardo. Ingannatolo con un furbo tranello, il conte Firmian lo uccise venendo però a sua volta annientato da una goccia del mortale sangue del drago scivolata lungo lama ed elsa della spada. Le orme fossili conservate presso il castello, è facile immaginare, potrebbero aver stimolato la fantasia degli antichi visitatori: che fossero le tracce lasciate dal drago di San Gottardo? In effetti, nel loro aspetto generale, i draghi ricordano davvero molto i dinosauri e l'invenzione del mito di questi esseri spaventevoli, probabilmente, non è stata casuale. Grandi, cattivi e lontani nel tempo i rettili preistorici possiedono infatti tutte le caratteristiche di un vero mito. I più antichi racconti sui dinosauri sono di fatto inseparabili da quelli legati alle vicende di creature misteriose. Narrazioni di commercianti, di ritorno da viaggi compiuti nell’Asia Centrale, riportarono per primi della presenza, in quei luoghi, di strani esseri chiamati grifoni, animali con corpo da leone e testa, ali ed artigli d’aquila. Oggi sappiamo che, non comprendendo il significato dei fossili, esploratori e studiosi avevano attribuito il loro ritrovamento alla presenza di draghi, eroi o esseri mostruosi. In realtà, tali creature spaventose, altro non erano che tracce e scheletri di dinosauri ed altri rettili che, in un lontano passato, avevano abitato quei luoghi.

Dinosauri & Co.
Alcune orme denominate Atreipus sono contraddistinte da orme delle zampe posteriori a tre dita, davanti alle quali sono visibili delle impressioni rotondeggianti, interpretate come le tracce delle zampe anteriori. Queste orme sono state prodotte da rettili lunghi circa 2 metri con corporatura snella ed agile ed un peso di circa 20-30 Kg. Il dinosauro Silesaurus ben corrisponde a questa descrizione. Silesaurus era dotato di denti piccoli e conici e probabilmente anche di un becco corneo; aveva probabilmente una dieta onnivora.
 

Le gradi orme denominate Grallator, lunghe circa 15-20 centimetri, sono state prodotte da dinosauri bipedi. Grallator è un orma tridattila, in cui sono preservate le impressioni del dito centrale (III) e delle due dita laterali (II e IV). Queste orme documentano, probabilmente, il passaggio di dinosauri carnivori di piccole e medie dimensioni come, ad esempio, il dinosauroLiliensternus. Lungo oltre 5 metri e pesava circa 100 kg; aveva un corpo possente ma agile, lunghe zampe posteriori ed esili zampe anteriori. Liliensternus si aggirava per le spiagge di Mezzocorona cibandosi di piccoli rettili e forse, anche, di pesci.

Presso il castello di San Gottardo è documentata anche la presenza di rettili non dinosauri. Alcune tracce, ad esempio, sono tipicamente a cinque dita e ricordano in qualche modo una “grande mano umana” e per questo sono state chiamate Brachychiroterium, termine che significa “mano bestiale dalle dita corte”. Quest’orma è stata lasciata da un rettile quadrupede tipo Postosuchus, uno dei più grossi predatori del periodo Triassico. Lungo oltre 4.5 metri,Postosuchus poteva pesare anche mezza tonnellata. Apparteneva alla famiglia dei rauisuchidi, strettamente imparentati con i coccodrilli. Grazie ad una testa massiccia dotata di lunghi denti aguzzi poteva cibarsi di anfibi e rettili tra i quali anche piccoli dinosauri.

Con il nome Evazoum sono state identificate alcune orme dall'aspetto molto particolare, caratterizzate dalle tracce di sole tre dita arcuate, ben visibili, piegate a formare delle “C”. Le impressioni delle dita sono riconducibili alla parte più esterna dell’orma e non vi è alcun indizio della traccia del primo dito (I). Il rettile Effigia potrebbe essere stato il produttore di tali orme.Effigia era un agile rettile di circa 3 metri di lunghezza e 50-60 Kg di peso. Si muoveva sulle sole zampe posteriori mantenendo le piccole zampe anteriori libere davanti al corpo. Il collo era lungo e la coda contribuiva a controbilanciare il peso del corpo. Il cranio, sprovvisto di denti, era munito di un becco. Dieta sconosciuta.

Le orme di San Gottardo in numeri

2004 – anno della scoperta

220 – età (in milioni di anni) delle tracce fossili

3 – superfici esposte con orme fossili

circa 50 – numero di orme

4 – tipi diversi di orme (e di rettili)

22 – lunghezza (in centimetri) dell'orma più grande

7 – lunghezza (in centimetri) dell'orma più piccola

circa 6 - lunghezza (in metri) del rettile (dinosauro) più grande

circa 2 – lunghezza (in metri) del rettile più piccolo

Testo di Marco Avanzini e Massimo Bernardi

Bibliografia:
Avanzini Marco, Bernardi Massimo, Petti Fabio Massimo, Melchiori Leone, Le orme dei dinosauri nel Castello di S. Gottardo a Mezzocorona, con cenni di storia del castello di san Gottardo, “La Vicinia”, 7, Mezzocorona 2010

Giovedì, 23 Aprile 2015 - Ultima modifica: Lunedì, 20 Marzo 2017